FASI CHIRURGICHE

PREPARAZIONE DEL LETTO IMPLANTARE

La valutazione di esami ematochimici, radiologici e quant’altro sia ritenuto opportuno dal professionista, diviene la prima fase prima di ogni intervento chirurgico implantologico.

Dopo la scollatura del lembo, eseguire una nicchia d’invito con la fresa triangolare o con la fresa sferica e procedere con la fresa pilota Ø 2, eseguire la fresatura preliminare del letto implantare fino alla profondità di preparazione finale. (fino allo stop della fresa).

Se necessario, nel passo successivo è possibile correggere eventuali direzioni assiali insoddisfacenti dell’impianto. Si prosegue con l’allargamento del letto implantare con la fresa da Ø 2,8. (fino allo stop della fresa) per gli impianti da Ø 3,25, poi con la fresa Ø 3,2 per gli impianti Ø 3,75, con la fresa Ø 3,4 per gli impianti Ø 4 ed infine con la fresa Ø 4,2 per gli impianti da Ø 5.

Per l’allargamento del collarino degli impianti da Ø 3,75 e Ø 4 si utilizza il preparatore di spalla.

Infine eseguire la maschiatura dell’intera profondità del foro del letto implantare con il maschiatore fissato tramite il connettore al cricchetto manuale.

CONFEZIONAMENTO

L’impianto, completo di dispositivo di montaggio e vite di copertura, è sospeso in un anello di acciaio inox contenuto in un blister in PMMA (polimetilmetacrilato) chiuso a sua volta con una pellicola sterilizzata.

Il tutto é sigillato in un’apposita scatolina in maniera da garantirne una chiusura ermetica.

Al blister contenente l’impianto viene applicata un’etichetta riportante i dati del dispositivo.

La scatolina finale conterrà il blister con l’impianto e una doppia etichetta adesiva utile al professionista per la compilazione della cartella clinica e al paziente per eventuali informazioni.

ETICHETTATURA

a) Dettagli del produttore.

b) Il simbolo MDD CE, comprensivo del numero di identificazione dell’ente che ha concesso l’approvazione.

c) Codice di riferimento dell’impianto.

d) Diametro dell’impianto.

e) Altezza dell’impianto.

f) Codice del lotto dell’impianto.

g) Dati della ditta fabbricante.

h) Logo di riconoscimento dell’azienda RT® srl.

i) Prodotto 100% italiano.

l) Descrizione del contenuto del blister.

m) Data di produzione.

n) Data di scadenza.

o) Impianto sterilizzato.

p) Teme l’umidità.

q) Attenzione! Consultare la relativa documentazione. r) Non riutilizzare.

s) Non utilizzare se la confezione è danneggiata.

t) Non esporre il prodotto a fonti di calore.

u) Colore di identificazione espresso dalla RT® srl del diametro dell’impianto.

INSERIMENTO IMPIANTO DENTALE

Strappare la pellicola del primo blister all’interno del quale ci sarà un secondo blister più piccolo.

La pellicola garantisce la sterilità dell’impianto.

Strappare la pellicola del secondo blister all’interno del quale ci sarà l’impianto e la vite tappo.

Aprire il blister soltanto subito prima dell’inserimento dell’impianto in bocca al paziente.

Collegare il connettore al manipolo.

Afferrare l’impianto tramite il suo montatore con il connettore inserito nel manipolo.

Sollevare l’impianto che rimarrà appeso al connettore agganciato al manipolo (1).

Inserire l’impianto manualmente nel letto implantare servendosi del manipolo.

Fare avanzare l’impianto fino alla sua posizione finale facendo ruotare automaticamente il manipolo in senso orario (2).

Quando si raggiunge il fondo della cavità ossea, si avvertirà un sensibile aumento della resistenza.

Collegare il connettore quadro al cricchetto manuale.

Collegare il tutto all’impianto e con lenti movimenti del cricchetto, portare l’impianto nella sua posizione finale a livello dell’osso (3).

Rimuovere il dispositivo di montaggio dall’impianto con la chiavetta manuale con esagono da 1,2 mm (4).

Dopo l’inserimento dell’impianto, chiudere e proteggere la parte esagonale dell’impianto con la vite di copertura (trovabile all’interno del blister) per una guarigione submucosale (5,6). La guarigione submucosale è consigliata nelle indicazioni di rilevanza estetica. Il chirurgo potrà poi disporre di tutte le opzioni esistenti per il trattamento dei tessuti molli grazie a un’ampia serie di componenti secondarie di guarigione. Il design garantisce una connessione sicura tra le due componenti. Chiudere la ferita (7).

INSERIMENTO VITE DI GUARIGIONE

Per ogni impianto sono disponibili varie componenti secondarie di guarigione, che consentono la modellazione dei tessuti molli durante la guarigione transmucosale.

Tali componenti sono raccomandate per uso intermedio.

Aprire la ferita.

Sostituire la vite tappo per la guarigione submucosale con la vite di guarigione per la guarigione transmucosale (8,9,10).

Dopo la fase di guarigione dei tessuti molli, si provvede alla loro sostituzione con l’appropriata ricostruzione provvisoria o definitiva.

IMPRONTA

Rimuovere la vite di guarigione (1).

Inserire il transfer Ø 3,75 con l’apposita vite.

In questo esempio si utilizzerà un transfer per cucchiaio aperto (2).

I transfer avvitati in bocca con le apposite viti e l’apposito cucchiaio individuale forato (tecnica cucchiaio aperto) (3) serviranno per il rilevamento dell’impronta (in gesso) che verrà poi creata in laboratorio.

Dopo aver avvitato gli analoghi ai transfer fissati nella pasta del cucchiaio individuale si procederà con la colatura del gesso che una volta indurito formerà l’impronta con gli analoghi che riprodurranno la posizione e l’inclinazione degli impianti inseriti in bocca al paziente.

Rilevata l’Impronta, viene applicata ancora la vite di guarigione o eventuali dispositivi provvisori in attesa del lavoro definitivo.

SCELTA DEGLI ELEMENTI PROTESICI

ANALOGO DA GESSO

Analogo in acciaio inox da inglobare nel gesso (1), fedele riproduzione dell’impianto inserito in bocca al paziente.

Ottenuti i modelli definitivi si procede con la messa in articolazione per lo sviluppo della protesi.

CALCINABILE

Il calcinabile è di materiale plastico, forma cilindrica con faccia di riferimento piatta.

La sua funzione è quella di produrre una mesostruttura atta ad accogliere la sovrastruttura o capsula.

L’odontotecnico colloca il calcinabile nel modello dove è ospitato l’analogo da gesso, aumenta e gli da forma con della cera da modellazione, con il supporto di un fresatore dotato di fresa da cera, dà forma al moncone eliminando tutti i sottosquadri presenti.

Si usa la classica fusione a cera persa il materiale plastico che compone il calcinabile è perfettamente bruciabile senza lasciare nessun residuo contaminante, si possono usare tutti i metalli in uso per odontoiatrico anche se il più consigliato è il titanio.

Avvitare il calcinabile tramite la vite di ritenzione.

MONCONE DRITTO

Nel caso di denti cariati o compromessi a livello della corona e che debbano essere utilizzati come capsule od elementi pilastro per ponti fissi spesso si rende necessaria la ricostruzione della parte extraradicolare con perni moncone di vario genere e materiale.

Si creerà così una protesi fissa al di sopra dei monconi in metallo (protesi fissa cementata).

La protesi fissa viene fissata agli elementi pilastro con la cementazione e non può essere rimossa dal paziente.

Questo esempio rappresenta una protesi fissa cementata totale.

Avvitare il moncone in titanio tramite la vite di ritenzione.

VITE A SFERA

Per le protesi mobili vengono usate le viti a sfera.

Queste vengono usate per overdenture su impianti e tessuti, solitamente con due o più impianti piuttosto paralleli (entro i 10°).

Le viti a sfera forniscono una ritenzione fissa e una stabilizzazione all’overdenture.

Avvitare la vite a sfera all’impianto e montare su di essa l’overdentura con le apposite cuffie di sostegno in teflon (come in questo esempio) o acciaio.

PROTESI AVVITATA

Si tratta di soluzioni davvero avanzate dal punto di vista tecnologico.

Nel caso di edentulia totale (arcata priva di denti), invece di eseguire una serie elevata di impianti (fino a 10 per ogni arcata) e porre sugli impianti una protesi avvitata per la quale risulta molto difficile per il paziente una cura e igiene appropriata, é possibile effettuare una protesi poggiata su un numero di impianti che va da quattro a sei per arcata.

La barra, di differente materiale, viene avvitata agli impianti con le viti di ritenzione.

GIUNTO ANGOLATO

Il giunto angolato è ritenuto di fondamentale importanza per protesizzare facilmente gli impianti molto inclinati.

Avvitare il giunto all’impianto con l’apposita vite ed avvitare su di esso le varie parti protesiche.

CALCINABILE ANGOLATO

Un calcinabile a sfera sul quale viene incastrato un secondo calcinabile (angolabile) con la possibilità di ruotarlo ed inclinarlo nella direzione ed angolatura desiderate.

Incastrare il calcinabile angolabile nell’apposito calcinabile a sfera con l’angolazione desiderata e fissare il tutto all’impianto con l’apposita chiavetta ad esagono sferico.

Tale forma dell’esagono permetterà al professionista di avvitare e svitare il calcinabile in più angolazioni.

GIUNTO PER CAMBIO CONNESSIONE

Creati da RT®srl rappresentano un’idea davvero innovativa dal punto di vista pratico.

Questi giunti danno la possibilità al medico di poter mutare la connessione di un impianto ad un’altra.

In parole povere se si possiede un impianto a connessione interna e la parte protesica per connessione esterna, (tipologia impossibile da applicare su di esso), con questi giunti sarà possibile tale connessione.

RIMOZIONE ATRAUMATICA DEGLI IMPIANTI DENTALI

Un’altra idea innovativa creata da RT®srl per estrarre un impianto che può presentare problematiche o di cui è difficile capirne la tipologia e trovarne di conseguenza i componenti protesici compatibili.

Questi estrattori possiedono una filettatura speciale creata appositamente per questi tipi di interventi e sono un’ottima alternativa alla fresa carotatrice, che come ben si sa, rimuove anche l’osso dove l’impianto è osteointegrato (1).

Il nostro estrattore infatti si innesta poggiandolo con una leggera pressione nella filettatura dell’impianto favorendone lo svitamento con il solo cricchetto manuale (2).